Nuova Politica di Sicurezza Nazionale thai: vino vecchio in botte nuova

Il governo thailandese del PM Prayuth Chanocha ha fatto conoscere la Nuova Politica di Sicurezza Nazionale per il triennio 2019-2022 preparato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale.

politica di sicurezza nazionale

Il documento adotta in modo preciso il linguaggio progressista nella discussione delle sfide che la Thailandia affronta a livello nazionale, regionale ed internazionale. Suggerisce a Prayuth di adottare varie norme di carattere liberale, un’adozione che comunque inganna quando si parla dell’ordine politico nazionale.

Nei contesti regionale ed internazionale, la nuova Politica di Sicurezza Nazionale inizia con una discussione sulle sfide poste da Russia e Cina al ruolo globale USA e cita l’emergenza di un Quadrilatero fatto da USA, Giappone, Australia India, che non è che un metodo per far giungere il ruolo americano in Asia.

Fa riferimenti all’importanza crescente di nuove potenze come i paesi del BRICS ed annota le implicazioni per le potenze piccole e medie in Asia della rivalità del BRI cinese, la nuova via della seta, e la visione di un Indopacifico Aperto e Libero. Nel sottolineare l’importanza delle relazioni della Thailandia con i vicini del Sudestasiatico, il documento riafferma la solidarietà del ASEAN persino di fronte alle differenze tra sistemi economici e politici dei paesi membri e dei problemi che affronta la regione.

Il documento invita la Thailandia a giocare un ruolo internazionale creativo o costruttivo affrontando in modo attivo e completo i problemi globali. Riflette bene queste ambizioni la sezione legata alle minacce poste dalle armi nucleari e quelle di distruzione di massa che non sono una diretta preoccupazione per il paese.

Alla stessa maniera è l’attenzione alle preoccupazioni di sicurezza non tradizionali, come energia, ambiente, risorse naturali, disastri, droghe e traffico di persone. Citando in modo esplicito il bisogno di un approccio radicato nella sicurezza comprensiva, il documento invoca non solo la sicurezza umana ma anche la libertà dalla paura e dalla mancanza.

Le parti della Nuova Politica di Sicurezza Nazionale sulle sfide nazionali condividono lo stesso chiaro aroma progressista. Certamente e in linea con sei decadi di pensiero ufficiale, danno importanza alla protezione della Monarchia Thai come argomento di sicurezza nazionale.

Il documento cita la violenza che scuote da una decade e mezza le province di confine meridionali della parte a maggioranza malay musulmana. Nel discutere la violenza prolungata e le sue radici, il documento evita la veemenza nazionalistica, e nota esplicitamente piuttosto l’importanza di fattori storici e dell’ingiustizia sofferta dalla gente di queste province.

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Le parti attente alle questioni nazionali riconoscono che i conflitti politici profondi del recente passato del paese hanno le loro radici nel cambiamento sociale, riconoscendo la determinazione dei Thailandesi a godere di maggiore partecipazione nella formazione delle politiche e a difendere i diritti propri e quelli delle loro comunità.

Inoltre chiamano l’attenzione al problema delle diseguaglianze sociali ed economiche, all’interesse popolare nel vedere ricchezza e controllo sulle risorse distribuite in modo più vasto, e alla mancanza di fiducia nel governo della legge. Riconoscono l‘importanza che i thai danno al diritto di espressione politica e alle elezioni libere.

L’aspetto progressivo e aperto pronunciato nella Nuova Politica di Sicurezza Nazionale per il triennio 2019-2022 smentisce la critica diffusa del governo che l’ha fatta.

Da comandante dell’esercito Prayuth guidò il golpe del 2014 che riportò il paese a mezzo decennio di dittatura militare e che poi portò lui stesso al governo. Deve il proprio ritorno al governo dopo le elezioni di marzo ad una costituzione controversa scritta sotto il volere di quella dittatura.

I critici hanno stroncato il suo governo attuale come un’estensione del regime militare precedente.

Ma il ricorso alla coercizione o alla pura repressone non si dimostrerà capace di affrontare le tante sfide nazionali elencate nella Nuova Politica Nazionale della Sicurezza come le lamentele politiche radicate nelle ingiustizie storiche, la diseguaglianza economica e il desiderio del governo della legge.

Nel riconoscere il bisogno di affrontare quelle sfide il governo Prayuth non propone un approccio apertamente da linea dura, quanto piuttosto prescrive di inculcare quello che descrive col termine “immunità” (phumkhumkan) nelle minacce nazionali e alle forze che potrebbero portare al conflitto.

La Nuova Politica di Sicurezza Nazionale invoca ripetutamente questo bisogno di immunità, negli individui, nelle comunità e nella società intera.

Incontrare questa invocazione di immunità in un documento del genere nel secondo decennio del XXI secolo è impressionante, persino irritante. Appare nella Nuova Politica nazionale della sicurezza non come una metafora che il documento sviluppa, quanto imperativo politico diretto e categorico.

Il termine non fa la sua prima apparizione in questo documento. Ed è apparso anche in vari passaggi del documento che introduce il piano strategico nazionale ventennale approvato sotto il governo militare dello scorso anno.

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Nel prescrivere immunità nel conflitto e possibili minacce di sicurezza, i due piani ricorrono ad una corrente più profonda di pensiero sociale e politico prevalente tra le elite conservatrici del paese. E nel rilasciare l’ultimo documento, il nuovo governo Prayuth e il potere della sicurezza abbracciano le norme liberali e progressiste internazionali su una vasta serie di problematiche che spaziano dall’ambiente al controllo delle risorse, all’ineguaglianza sociale all’espressione politica. Cercano però allo stesso tempo di immunizzare la società thai dalla contestazione secondo cui sarebbero inevitabilmente coinvolti seri sforzi per affrontare queste problematiche.

Il governo e il potere della sicurezza quindi tradiscono il loro orientamento fondamentalmente illiberale, alla loro continua adesione dell’autoritarismo e quiescenza depoliticizzata. Come discutono Prajak Kongkirati e Veerayooth Kanchoochat, hanno accompagnato la repressione politica e la soppressione del dissenso sotto il governo del NCPO un impegno a depoliticizzare e smobilitare la società thailandese. Ignorare quell’impegno per concentrarsi solo sulla storia della giunta della dura repressione significa tralasciare la natura della loro visione di lungo termine per la Thailandia.

Al cuore di quella visione è l’approccio uscito dall’esperienza dei militari thai della guerra di controinsorgenza contro il partito comunista della Thailandia tra la metà degli anni 60 e gli inizi anni 80.

L’approccio si basa sulle relazioni stato società senza le mediazioni di agenti come politici e partiti politici, e libere dei contesti in cui tali attori entrano.

Nella sua analisi della localizzazione in Thailandia delle iniziative globali mirate a portare il buon governo e uguaglianza sociale alla legge della salute pubblica, l’antropologa di Berkely Daena Funaashy chiama l’attenzione alla stessa prescrizione di immunità ritrovata nella nuova politica nazionale di sicurezza.

Portando avanti questa agenda palesemente progressista le elite che lavorano nel campo della salute pubblica, non ultimo sotto l’influenza dell’ex medico reale Prawase Wasi, si schierano a favore della immunità agli appelli di politici presumibilmente autointeressati, di avida sedicente partigianeria e di materialismo eccessivo. Tale immunità rappresenta nei loro pensieri null’altro che un prerequisito per l’ordine sociale e politico propri e allo stesso buongoverno.

Chiamando l’attenzione sull’enfasi sull’immunità sociale nell’applicazione dei programmi di salute conservatori thailandesi, Funahashi descrive un’ideologia di depoliticizzazione sotto la veste della neutralità e degli appelli al bene comune.

Nonostante l’apparente abbraccio delle norme progressiste e liberali dal momento che le applicano nei contesti internazionale e nazionale, la nuova politica di sicurezza nazionale promuove quella stessa ideologia.

Michael Montesano, New Mandala